L’ultimo coccodrillo è il singolo di Westcross con TÄRA, disponibile in digitale dal 17 settembre 2026 e in radio dal 2 ottobre 2026.
Il brano è estratto dall’album bar speranza, pubblicato il 2 ottobre 2026, ed è firmato da Dario Khaleghpour, Arturo Fratini ed Enea Di Salvo, con la produzione di Lester Nowhere e Disse.
La scrittura prende la forma di una conversazione immaginaria con un cugino e attraversa i ricordi dell’infanzia in Palestina e i legami familiari con l’Iran.
Ecco il video della canzone. Seguono il download, il significato e lo spazio dedicato al testo.
🎶 ENJOY! 🎶
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Significato
L’ultimo coccodrillo affronta la distanza attraverso un interlocutore familiare: parlare a qualcuno diventa un modo per ritrovare luoghi e persone che fanno parte di sé.
Nel racconto di Westcross, le radici non restano uno sfondo, ma entrano nella memoria quotidiana; il contributo di TÄRA accompagna questa dimensione affettiva.
Il brano si può leggere come un tentativo di custodire un’appartenenza senza ridurla a una definizione. La nostalgia porta con sé una domanda semplice: come si rimane vicini quando la distanza separa le vite?
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Testo
L’ultimo coccodrillo
L’ombra degli ulivi ci dà un po’ di aria
Da per terra prendo giusto un po’ di sabbia
Per giocare lancio qualche sasso in acqua
E ti chiedo dove ti senti più a casa
Mi ricordo che parlavo con tua mamma
Che mi raccontava di come stare dentro l’ha cambiata
Di come le hanno imposto l’ignoranza
Per togliere la storia a chi potesse raccontarla
Mi ha detto “È più di quello che vedi
Ci hanno tolto la terra, poi hanno alzato pareti
Hanno scavato buche con dentro la nostra gente
Pure in questo parcheggio proprio sotto i nostri piedi
Dormivamo sui tetti e ci sentivamo ribelli
Scappavamo di nascosto via nei vicoli stretti
Ci chiamavamo “cugini”, ma еravamo fratelli
Diversi nei linеamenti, però so che”
Tu rimarrai lì pure se io cado e vado giù
Dal fiume al mare, le montagne, guardando lassù
Non è una bandiera a spegnere una voce
Quando vai, rimarranno parole
Peseranno molto più di quanto credi
Tu rimarrai lì pure se io cado e vado giù
Dal fiume al mare, le montagne, guardando lassù
Non è una bandiera a spegnere una voce
Quando vai, rimarranno parole
Peseranno molto più di quanto credi
A dodic’anni in Falasṭīn certi discorsi neanche li capivo
E stavo coi cugini tutto il giorno in giro
Sentivo la leggenda dell’ultimo coccodrillo
E ne ero affascinato per qualche motivo
Invece la famiglia in Iran la sentivo solo nei racconti
Nelle telefonate in vivavoce con i nonni
Baba mi traduce a bassa voce ogni discorso
Io gli chiedo se potremmo andarci prima o poi
Il peso dei discorsi lo capisci quando cresci
Se vuoi fare qualcun altro, è normale che menti
Se ti fanno vergognare, è normale che inventi
Se un bimbo cresce assieme all’odio, chi sarà da grande?
Nei ricordi, nelle vie
Dentro i sogni di quei due
So già che in fondo
Tu rimarrai lì pure se io cado e vado giù
Dal fiume al mare, le montagne, guardando lassù
Non è una bandiera a spegnere una voce
Quando vai, rimarranno parole
Peseranno molto più di quanto credi
Tu rimarrai lì pure se io cado e vado giù
Dal fiume al mare, le montagne, guardando lassù
Non è una bandiera a spegnere una voce
Quando vai, rimarranno parole
Peseranno molto più di quanto credi
(Ah)
(Ah-ah-ah-ah, mhm)
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